Cosa dicono i giornali.... di
vari Autori

L'inconfondibile Alessandro
Quando si legge questa raccolta, come accade per i sei libri precedenti, la prima considerazione che viene in mente è:inconfondibile linguaggio poetico di Alessandro Sicilia. I versi sono sparati a raffica. le immagini mitragliate provocano, meravigliano, coinvolgono, indignano. Il ritmo incalzante obbliga l'attenzione sull'autonomia del singolo verso e poi sulla poesia, somma delle autonomie espressive che divengono "teorema fittizio". L'autore per ogni poesia annota il luogo e il momento dell'ispirazione, perciò legando l'emozione ad un effimero assoluto: quel "dio" minuscolo che detiene "la palla...", ma "il giuoco è di satana" e "i sogni sono di Shakespeare>


Franco Araniti






Il potere della parola

Incontro con Alessandro Sicilia, autore della raccolta di poesie Trapianto di parole Non si è parlato di film, ieri, nel salotto degli studi Arca Cinema Giovani, ma di poesia. La recente pubblicazione del libro Trapianto di parole ha infatti rappresentato un'ottima occasione per incontrare un socio un po' speciale, ovvero Alessandro Sicilia, socio Arca e stimato poeta calabrese noto per l'attenta riflessione sociale che intride i suoi versi. Poesie pregne di ricerca della comunicazione, ricche di amore per l'umanità e per i suoi eterni tentativi di sfuggire al processo di disgregazione sociale e al fenomeno di mercificazione di cui è vittima la cultura. Tra invettive alla corruzione politica e dubbiose riflessioni sul divino, emerge limpida la fiducia nella comunicazione. E' una fiducia chiaroscurale, costretta tra tensione ottimistica e disillusa presa di coscienza della capacità, propria delle parole di erigere barriere e marcare confini. Ed è proprio questo concetto, quello di parola, i cui tratti tendono a travalicare i limiti del vocabolo stesso, a ricorrere torrenziale dal titolo fin ai versi più significativi delle liriche proposte. C'è tutto in una parola, dice il poeta, dalle geometria della realtà ai significati più profondi dell'esistenza. Il mezzo poetico, massima e cristallina espressione del linguaggio, è uno degli strumenti con cui i giovani, frangia di popolazione in cui il poeta ripone grandi aspettative, devono superare questo momento storico di svalutazione della cultura. Le poesie che, come l'autore tiene a precisare, sono puro frutto d'istinto e di impulso artistico, hanno un chiaro e forse programmatico trait d'union, ovvero la rappresentazione di un mondo politico e sociale che ha perso ideali, romanticismo, spinta progressista e forse anche Dio. Aleggiano, nelle liriche,questi grandi assenti di inizio millennio. Ma, concreto ed ineluttabile, appare dalla penombra l'amore, che permea una realtà, quella del poeta Alessandro Sicilia, in cui dal conflitto continuo e dalle eterne contraddizioni è destinato comunque ad emergere un mondo migliore. Grazie anche alla poesia.









"Le terze cose" di Alessandro Sicilia autore Sasi


Tempo addietro, la mia amica Crocetta d'Annunzio, nipote del "vate del Vittoriale" mi diceva che il "poeta può nascere ovunque: nel romanzo, in corte di assise, nella politica e nella storia e, fino nel regionalismo urbanizzato. Meno s'intende che nei libri di poesia". La strana nipote di D'Annunzio, da una parte aveva tutte le ragioni possibili ed immaginabili, ma d'altro canto, avrebbe dovuto ammettere che quando in un libro di poesia c'è la premessa che presenta un fatto nuovo nel campo della lirica, esso conferma la tesi che i "puri" sanno cantare abbandonando la poesia meccanica, artificiosa, metrica, anche se si avvicinano alla bellezza dell'ermetismo nella forma logica dell'interpretazione di fatti e di sentimenti tradotti in poesia. "Le terze cose" di un giovane calabrese, Alessandro Sicilia, sono un panorama tangibile del sentimento tormentato dei "ragazzi" del nostro interminabile dopoguerra. Alessandro Sicilia, è un operaio che, nei ritagli di tempo libero, scrive versi liberi e cerca di racchiudere in essi sprazzi di visioni contemplative, vive,sentite, vissute, quasi, si rendesse protagonista di ogni canto, immedesimandosi nel lamento stesso che lo perseguita demoniacamente. Dopo tutto, vediamo la sincerità non coartata da pressioni artefatte e costruite con accenti furbi e combinati tra di loro per dimostrare che tutti si è poeti su questa terra. "Le terze cose" edito da Abramo in Catanzaro, è un volumetto di 82 pagine e raccoglie 82 poesie dai titolo strani e vistosi che sono una più elastica rinascita della lirica non compromessa e meno impegnata di quanto non si creda. Alessandro Sicilia, scrive versi e lavora. Mentre e lavora crea quadretti saturi di una limpida osservazione che,in alcune poesie, supera ogni previsione se questa la si mette in relazione all'animo inquieto del giovane autore. "Forse, nella nuova fatica poetica, fermerò il mondo e concluderò quanto ho iniziato e non h detto in "terze cose". Queste affermazioni di Alessandro Sicilia, fanno sperare bene perché nell'impegno è tutto un programma. Ma canta nelle sue pagine di "Terze cose2 ove è viva la visione del vuoto e del tormento. Vuoto che riempie - spesse volte - di figure umane che appaiono e scompaiono con inaudita rapidità per il fatto che la voce della sofferenza umana, ingigantita da fati veri, prende la mano al giovane e lo turba sino alla conclusione di ogni poesia. Naturalmente "Terze cose" tratta di un'esperienza, una prima esperienza, che, se rivista, coltivata e sviluppata, potrà dare in seguito, buoni frutti. Alessandro Sicilia , ha dato tutto se stesso. In "Non bussare" canta in prima personale, quasi nauseato da una mano che bussa spesso alla sua porta di casa: basta, "non bussare alla porta.../non ti apro". Sì, non ti apro, e sai per quale ragione? Perché "Sono freddo e fuori è spuntato l'arcobaleno". Un arcobaleno strano, fuori del normale: un arcobaleno a "cinque colori". E' un quadro dalle tinte forti che si ripercuotono sull'intera raccolta lirica. Alessandro Sicilia, va oltre quando afferma: "nel cimitero di cemento, le fosse son vuote,/ con fiori secchi/ con luci rosse". Per l'autore, il cimitero osservato è strano. Le "fosse son vuote, i fiori son secchi, le luci rosse". Ed i resti dei morti dove sono andati a finire? E la gente viva perché non rinnova l'acqua per i fiori che ora sono senza vita? "Cimitero con marmi neri,/con scritta bianche/ e con lampade, spente dalle mie lacrime". Sì, il poeta , si trova sconfitto dalla visione di questo cimitero e finisce per piangere, per addolorarsi al punto che le sue stesse lacrime spengono le luci e tutto diventa un paesaggio morto, senza ansito come questi morti che avrebbero dovuto popolare le fosse vuote. "Gli anni tornano, rivivono tutti.... tornano gli anni/ quelli innamorati, / quelli di preghiera / con mio padre". In questa lirica è il ricordo. Alessandro Sicilia si guarda indietro e ritrova la sua infanzia spensierata: quella di "preghiera" allorché era vivo il padre. Questa lirica sembra aver effetto immediato e continuazione ne "Gli occhi del pensiero" ove l'autore invoca l'aiuto delle terze cose e canta: "accendete le candele ai miei pensieri morti perché le mie pagine scritte bruciano". Ho rivisto Leopardi. Ho incontrato un vate modernizzato e fatto forte all'osservazione che fa delle poesie del Sicilia vari cippi. "Domani, / ogni cosa è vecchia, / domani, / ogni mondo è nuovo. / Io mi perdo nel vecchio / e mi ritrova nel nuovo, / smarrito....Ogni chiasso / a distanza / è silenzio". Questo quadro oltrepassa il verismo di quanti sperano nel domani. Esile constatazione del giorno preso nel senso di tempo;considerazione del silenzio arcuato nel chiasso a distanza. Salvo qualche reminiscenza infantile, qualche nome di donna che si ripete sovente, le "Terze cose" come esperimento per una pagina lirica può rappresentare un dato di fatto, anche se poco sorvegliato nella "dolcezza" del canto. Quante sono le poesie del Sicilia che colpiscono ed alimentano il Parnaso senza creare intralci e deficienze? E' difficile poterlo dire. Sono poche,sono forse tutte, sono nessuna. Un fatto positivo esiste: dal palpito sincero di un cuore che pulsa, è nata la verità inconfondibile con la meccanizzazione lirica. Sarà un libro un po' pesante per la larga dose di tormento in esso contenuto, ma è un libro puro senza influenze e senza scuole, senza manierismi e senza frasi dette a caso.



Alcuni giudizi su "Le terze cose"


"Caro amico, le sue poesie rivelano un bell'animo ed un fine indagare. Bravo! Vive cordialità ". Così ebbe a scrivere alcuni giorni fa il popolarissimo e brillantissimo prof. Alessandro Cutolo al nostro giovane poeta Alessandro Sicilia, che, con la sua raccolta di poesie dal titolo "Le terze cose", ha destato un vivo interesse nell'ambiente letterario. Per tale motivo ci piace riportare qui di seguito alcune recensioni. "Ha visto recentemente la luce, per i tipi dell'Editrice Abramo di Catanzaro, una raccolta di liriche di Alessandro Sicilia, dal titolo: "Le terze cose". La pubblicazione di questo volume può considerarsi come l'esordio ufficiale del giovane poeta rendese, in quanto le poche composizioni in verso date da lui precedentemente alle stampe e apparse per lo più su periodici e riviste locali, non avevano potuto richiamare sull'autore l'attenzione di un pubblico più numeroso ed interessato. Adesso che "Le terze cose" ha preso a circolare negli ambienti letterari si può tracciare un consuntivo dei risultati raggiunti da Alessandro Sicilia con questo primo libro di versi, al quale sin d'ora auguriamo la più cordiale accoglienza e le migliori fortune. La raccolta che si compone di un numero cospicuo di liriche, anche se per la maggior parte piuttosto brevi possiamo dire che abbia come sfondo un intimismo autobiografico al quale fa riscontro un diffuso senso pessimistico tuttavia non spoglio di lirica efficacia e d'immediata comunicativa. Alcune composizioni si mantengono, però, entro l'ambito d'un più accettabile realismo che le rende pateticamente fresche ed esteticamente apprezzabili, talché vorremmo consigliare all'autore di restare dentro questi limiti, anziché indulgere con una certa frequenza ad un pessimismo di maniera che a lungo andare si rivela non giovevole all'estrinsecazione di particolari stati d'animo, che si vuole, invece, più misurata e naturale. Detto questo ci pare che il discorso su "Le terze cose" possa considerarsi, per nella sua brevità, sufficientemente chiaro: fatto che riteniamo ci consentirà di accomiatarci dalla prima fatica di Alessandro Sicilia, con la speranza di avere assolto al nostro compito di recensori. Per ultimo diremo che l'opera, nel suo complesso, risulta meritevole di interesse e e di apprezzamento, e ci fa intravedere le buone possibilità di questo giovane poeta di Calabria, proteso con volontà e sincerità d'animo all'affermazione di un ideale certamente nobile e degno del più incondizionato rispetto." (FS) ********************************************* Segue un giudizio del noto Omero Cambi scritto per la rubrica radiofonica: "In Libreria", trasmessa da Radio Firenze il 5 giugno 1964. "Un giovane calabrese che ha vissuto molto tempo in Toscana, Alessandro Sicilia, si presenta ai lettori di poesia con un volumetto modesto nella veste tipografica, ma elegante e dal titolo singolare di "Le terze cose". Non conoscendo le prime e le seconde cose di un poeta impetuoso che ha molto cose da dire (perdonateci la ripetizione di parola) e che saprà dirle - le sue cose - quando non saranno più né terze né quarte, ma semplicemente le sue cose. Sulla buona strada per quella scoperta di se stesso che è sempre stata alla base di ogni buona personalità poetica, in nostro giovane autore c'è senza dubbio. Basti a darne esempio questa poesia intitolata "Primavera nuova". "E' primavera e gli uomini - camminano senza le gambe. - E' primavera e gli uomini - volano senza le ali. - E' primavera di un nuovo salotto, - è primavera densa, di nuvole - senza sospiri e senza speranze. - E' tornato il morire! - E' primavera di una nuova era - e gli uomini sono bendati. - E' una primavera nuova senza Dio ". Qui sta a parer nostro la maggiora originalità e compiutezza del Sicilia, piuttosto che nelle liriche dove il verso si sminuzza eccessivamente e, a volte pare, artificialmente; quasi che il poeta volesse convincere gli altri - ma soprattutto se stesso - di una sua vena nervosa e frammentaria che invece non esiste: perché il suo mondo poetico è ampio e complesso, disteso e meridionale, sicché non possono bastare ad esprimerlo certe raffiche di parole. Ma laddove Alessandro Sicilia se ne rende conto e segue la sua verità espressiva invece di inseguire quella che ritiene, a torto o a ragione, una moda necessaria, queste "terze cose" diventano - c'è da ripetere - opera interessante e piena di promesse".

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"NON C'E' POSTO PER MENO JOTA" Conosciamo e da più tempo stimiamo Alessandro Sicilia e siamo lieti di esserci interessati alla sua poesia sin dall'apparire nel mondo delle Lettere del suo primo volume di liriche "Le terze cose". Siamo lieti di aver redatto scritti recensori per quella prima opera e per la successiva "Forse angolo"; raccolte che hanno consentito al poeta rendese di accreditarsi presso gli ambienti letterari non solo regionali. Ai lavori sopracitati si è dappoco aggiunta una nuova raccolta di liriche: "Non c'è posto per meno jota" che peraltro si avvale della puntuale ed acuta prefazione di Giovanni Polare, cattedratico e studioso di chiara rinomanza. Per quel che ci concerne, e nel sostanziale condividere i termini salienti dell'esegèsi di Polara, vorremmo aggiungere che il dettato poetico di Alessandro Sicilia a tratti si avvia di irrompenti balenii boudelariani che ne felicemente interpungono il complesso fluire del discorso. Le liriche che compongono la presente raccolta certamente si segnalano per pregnanza concettuale e icaristica efficacia talché, e tutte, risultano meritevoli di attenta lettura e di giudizio quanto mai positivo. Il merito di aver con decoro curato la pubblicazione di "Non c'è posto per meno jota" va ascritto al Laboratorio di Poesia di Cosenza, altresì encomiabile per l'impegno sin qui dispiegato nel riproporre autori che , come Alessandro Sicilia hanno una cifra e una valenza in tutto degne di essere meglio apprezzate e conosciute. Per parte nostra rinnoviamo, caloroso e convinto, ogni plauso all'amico Sicilia formulando, fervidissimo, per lui e per la sua attività l'augurio di nuovi più lusinghieri consensi. F. Serra
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ITINERARI di MENO JOTA
Ingabbiato negli angusti spazi storici dell'epoca in cui viviamo, Alessandro Sicilia, in polemica e contestazione con una società deformata e deformante che nulla concede al dialogo, con questo nuovo libro: "Non c'è posto per meno jota" Laboratorio di poesia, Cosenza 1985, si addentra, con semplice coraggio delle emozioni, in una termologia che evoca visioni del passato nel violento realismo di una società deteriorata e mal strutturata destinata inevitabilmente a perire. La saldezza espressiva, peculiare nella poesia del Sicilia, scaturisce da una naturale predisposizione alle vicende del quotidiano alle cui radici c'è la drammatica sofferenza esistenziale. Un percorso scandito attraverso l'intensità di una realtà meridionale che traccia i segni di un cammino doloroso e carente di quei valori culturali che sono alla base di ogni vivere civile. Ed ecco l'indole poetica del Sicilia, orientata con opposte finalità polemiche, a denunciare: "...l'inchiostro è finito pensate piano più piano non guardate l'orizzonte non c'è più". Ad ammonire: "Non spolverate i miei capelli non è polvere sono pensieri..." Ad auspicare: "Dipingo col pennello di parole i giardini dello spazio i pensieri del cielo la pioggia di Primavera una pioggia che scioglie il disgelo il disgelo di una dimensione". La tensione lirica non si esaurisce, continua con dei versi veramente emblematici che spiegano( anche se a volte nascondono delle metafore, ma che al lettore attento non sfuggono) fino a che punto il Sicilia riesce a penetrare, con un discorso poetico, organico e coraggioso, le vicende del nostro tempo e, soprattutto, l'infelicità della sua terra. Una terra dove il progresso ha seguito un cammino non privo di lacune e distorsioni, che ha favorito lo sviluppo di un certo tipo di società, rompendo secolari equilibri senza adeguate riforme sociali. Non c'è dubbio che queste posizioni richiedono forza e volontà perché non ci sono ragioni letterarie, in quanto l'autore ci mette interamente di fronte a fatti ed oggetti senza spostamenti o tentennamenti di sorta. L'incredibile solitudine della combustione del tempo propone una riflessione su quanto non è stato fatto e su ciò che si poteva fare. Ma ormai non c'è più tempo per "itinerari di meno jota", e il Sicilia lo dice con la lirica: Fine d'anno: " Cicatrici nel mio cuore / cicatrici di olio santo / cicatrici ancora fresche di sangue / ...un nuovo anno senza giorni". Confortata dalla fedeltà alla sua terra, la maturazione del Sicilia a capire la storia e la sua gente, avviene per gradi attraverso gli strumenti di una sua verità e dell'inalterabilità della natura col suo insorgere di immagini e di impressioni che veicolano la coscienza nell'amarezza di non attendere più nulla. Forse parrebbe eccessivo parlare di risultati raggiunti mediante l'usa della parola; ma un dato di fatto resta certo: l'esplorazione all'interno dell'individuo avviene con chiarezza, senza strombazzamenti e tortuosità culturali: con la semplicità che ha sempre distinto gli umili. Franco Pasqua


TRAPIANTAR PAROLE
Che la poesia in Italia si debba pubblicare a proprie spese è un vero peccato, dal momento che molte risorse sono destinate a pubblicazioni ed eventi di altra importanza. Per fortuna interviene ogni tanto la sensibilità di enti ed istituti che colgono la bontà di certe operazioni culturali e non si lasciano sfuggire l'occasione. E' il caso della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Unical che ha recentemente pubblicato, col contributo dell'autore, l'ultima raccolta di poesia di Alessandro Sicilia, dal titolo TRAPIANTO DI PAROLE. Una raccolta intensa che riunisce poesie datate dal 1998 al 2002, divise in quattordici sezioni, e precedute da una ampia presentazione di Giovanni Polara. Sembrano, queste, poesie dell'io, un io a volte lacerato o indistinto, a volte compiuto e determinato a conseguire la vittoria sul campo e sugli eventi. Un io dominante che si manifesta attraverso la sua presenza insistente anche nella scelta dei termini(gioco, pioggia, mio, dio e innumerevoli altri), sapientemente impiegati. Precedentemente l'autore, il cui primo lavoro risale al 1963 e oggi annoverato tra i più interessanti del panorama poetico, aveva pubblicato un'altra raccolta per la Facoltà di lettere e filosofia dell'Università Federico II di Napoli, dal titolo significativo: L'alfabeto non sa scrivere. Viviana Andreotti

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VERSI DI UN MONDO ALLA DERIVA

Presentato presso la galleria d'arte le Muse di Cosenza di Miryam Peluso, "Pagine fuori testo" 50 anni di poesia di Alessandro Sicilia, edizioni Città del sole. A condurre la serata la stessa professoressa Peluso, presente l'autore, ha letto le liriche, la poetessa , Lucia De Cicco e hanno relazionato la professoressa Maddalena Arnoni e il professore Giovanni Belluscio, alla presenza di un nutrito numero di simpatizzanti del poeta e amici era presente anche lo scrittore Rocco Giuseppe Greco e il pittore Rocco Regina, lo studioso professore, Enzo Napolillo. Ha intermezzato il gruppo folk A' Timugna, gruppo storico rendese. "Pagine fuori testo" è un testo che dipinge una realtà che on ci fa onore. Lucida fotografia di un mondo che ci sta inglobando e non ci si accorge della deriva. Il personaggio che ricorre in molte poesie è Pinocchio. Questi sono i riferimenti fatti dal professore Belluscio durante il suo intervento: "Pagine fuori testo" è l'ottava raccolta poestica di Alessandro Sicilia, mentre la sua prima è del 1963, "Le terze cose"(Abramo,Catanzaro). Ci troviamo dunque davanti ad un poeta che ha cinquantadue anni di attività, un mezzo secolo di poesia che attraversa longitudinalmente ma anche con i grandi eventi della storia. A chi si avvicina oggi alla poesia di Sicilia, senza conoscere le sue prime pubblicazioni, può apparire un po' scontato il suo modi di scrivere, oggi che pensiamo di aver già visto e letto tutto. Se andiamo però al 1963, quando Sicilia a ventisei anni pubblicò la sua prima raccolta, allora le cose cambiano sul serio. Quali erano in quegli anni le nuove e originali strade della poesia contemporanea? Voglio qui ricordare solo due nomi: Nanni Balestrini(1935) e Edoardo Sanguineti(1930-2010) che furono i poeti più in vista tra quelli definiti "sperimentalisti", Balestrini addirittura scandalizzò i suoi lettori con poesie prodotte da un calcolatore Ibm 7070 sperimentando le possibilità combinatorie di frammenti poetici in base a dei primi algoritmici. Nella storia letteraria dei primi anni Sessanta bisogna poi ricordare anche la nascita del Gruppo '63 e la sua proposta di una nuova grammatica della poesia che doveva necessariamente staccarsi per sempre dal passato (anche di quello recente). Origini calabresi, intrise anche di tematiche proprie del Sud le quali però non rappresentano la direttrice principale della sua poesia. Non si avverte nelle otto raccolte poetiche di Sicilia la vibrante denuncia sociale come appare nelle poesie di un altro poeta calabro-albanese come Aldo Dramis(1926) in "Io torno nel Sud" (1957) o la liricità intrisa di drammi privati e pubblici della "Rosa nel bicchiere" (1965) di Franco Costabile, in esse appaiono però, qua e là, riferimenti ai drammi della storia recente (Afghanistan, le guerre di religione, la povertà, i bambini kamikaze, i potenti del mondo, l'esportazione della democrazia, la pedofilia ecc.) che dai mezzi di comunicazione e dalle reti sociali di internet passano direttamente nella sua poesia, la quale si trasforma a volte in aforismi tranchant. Oggi che i modi e mezzi della lettura stanno cambiando e il libro sta cedendo il passo a quello digitale, Alessandro Sicilia continua nella sua lodevole opera di divulgazione della poesia sotto forma di libro, edizioni rigorosamente "fuori commercio-copia omaggio". Immergiamoci dunque nel flusso di parole di queste "pagine fuori testo", lasciamoci scuotere dalle imprevedibili vorticose sintassi e di suoni di parole giustapposte che stridono davanti ai nostri occhi. Il poeta Sicilia nei suoi versi si erge a testimone delle brutture del mondo, una poesia quindi morale e sociale, rivolta alle masse alle quali ovviamente parla un linguaggio accessibile con il carattere della contestazione, conciso ma che suscita una straordinaria emotività. Sabato un nuovo evento: Sarà inaugurata alle ore 17:30 l'esposizione di opere del maestro Giovan Battista Rotella dal titolo "L'arte della memoria", sempre presso la galleria d'arte.




Ancora su ...Pagine fuori testo

Antonella Falco

Quella di Alessandro Sicilia non è una poesia facile, va meditata per essere compresa ed è una poesia sorretta da una forte tensione civile per cui ogni verso che Sicilia scrive può essere considerato come un piccolo tassello di una grande causa che è prima di tutto una causa civile e politica. E questo vale per tutti i libri di Sicilia, i quali analizzano – appunto dalla specola privilegiata del poeta – il presente, o meglio quello che di volta in volta è il presente e non rinunciano, questi libri, ad essere militanti, a portare avanti metaforicamente una lotta contro quegli aspetti della vita sociale e politica che il poeta individua come storture e come negatività. Nei libri di poesia di Sicilia si parla del Meridione e della sua gente e dei problemi che essa vive, si parla di partiti politici, di politici e politicanti, di sindacato, di manifestazioni di piazza, di fatti di cronaca nazionale e internazionale. Come scrive Giovanni Polara in una delle tante prefazioni che ha scritto ai libri di Alessandro Sicilia, lui, Sicilia “sa essere voce dei tempi e delle genti”. Vorrei ora soffermarmi sugli aspetti stilistici della poesia di Sicilia. La poesia è qualcosa che si comprende più per via intuitiva che per via logica e razionale. E’ un tipo di scrittura che salta molti nessi logici e quindi vive di rivelazioni improvvise, di illuminazioni, è come un flash che colpisce la mente del lettore e gli fornisce un’illuminazione, una rivelazione, gli rivela all’improvviso una verità che prima non aveva colto. E questo la poesia, nella fattispecie la poesia di Alessandro Sicilia, lo fa servendosi a volte - nel caso di Sicilia spessissimo - di accostamenti arditi. Per esempio i sostantivi e gli aggettivi sono accostati in modo a dir poco insolito (“parole sbucciate”, “mozziconi di sigarette fritte”). Sicilia ci regala tante immagini ardite che prima ci possono lasciare interdetti ma poi rivelano un fondo di verità e risultano pertanto immagini molto incisive. Eccone alcuni esempi: “lacrime di caramelle”, “filmare i sogni delle lumache”, “correre sui binari del vento”, “biblioteche di bugie/labirinto di baci”, “frittate all’olio santo”, e poi ancora l’ossimoro “deserto di moltitudine” e ancora le strepitose immagini delle “criniere di pidocchi” e delle “mosche con le cravatte rosse”. Molte poesie sono formate da un solo verso o addirittura da un’unica parola, estremamente pregnanti. Volendoci soffermare sulle tematiche che costituiscono il filo rosso della poesia di Alessandro Sicilia, queste sono senz’altro due: la Chiesa e la politica. Ricorrente è il tema della Chiesa intesa in accezione negativa, in Sicilia è presente un radicato anticlericalismo e un forte ateismo che trova espressione nel più volte ricorrente verso “abbasso dio”. La tematica politica interviene altresì a connotare i libri di poesia di Sicilia come fortemente militanti. Sicilia è un comunista e lo rivendica orgogliosamente nei suoi versi che hanno, nel corso del tempo, affrontato anche le varie delusioni a cui la sinistra è andata incontro negli ultimi anni. Sicilia parla di manifestazioni di piazza, di scioperi, però in quest’ultimo suo libro lo sciopero diventa “un’adunata di fantasmi” e le speranze divengono “cerini spenti”, tuttavia egli non rinuncia alla lotta e scrive “le parole sono armi”, è infatti attraverso i libri che lui porta avanti la propria lotta. La sua anima, scrive, è “vestita di rosso” e mi piace concludere questo mio breve scritto proprio citando i tre versi con cui si chiude Pagine fuori testo: “la mia strada corre sul foglio bianco / lontano il traguardo / ancora rosso”.







Breve recensione sulle raccolta Teorema fittizio dio e Pagine fuori testo di Alessandro Sicilia

di Flavio Nimpo

Il messaggio dei componimenti si Alessandro Sicilia si racchiude nella centralità e nell'essenza della parola. Nei singoli testi e in ogni verso questa assurge a ago della bussola indiscusso: è guida e custode, è emblema e vessillo, è rimando e simbolo, è metafora e comunicazione analogica, è "voce oracolare" pronta a rimandare alla realtà di tutti i suoi aspetti, colti e delineati con incisiva ed epigrammatica sintesi. La parola è folgorante, attraversa e scorre come scossa elettrica: In ciascuna l'autore deposita il "fardello" di verità inalienabili, capaci di "costringere" a un confronto ineluttabile e inclinabile con la dimensione esistenziale e con il contesto socio - culturale divorato dalle sue contraddizioni, dalle sue anomalie, dai suoi aspetti discutibili, dalla sua necessità di rinnovamento e di ritorno ad una vita a dimensione d'uomo, con ritmi ed esigenze più visibili e più rispettosi del sé e dell'altro. La versificazione di Alessandro Sicilia ci ricorda che << le parole hanno un senso >> e che << sono pietre>>. Con queste egli "fotografa" l'uomo nel suo agire e patire, intrappolato in parametri e paradigmi, molto spesso istituiti da lui stesso e, pertanto, subiti. L'autore ripone nei versi, che si legano analogicamente e si affidano al volo pindarico, spunti di riflessione dai quali si avverte l'implacabilità della parola divenuta messaggio fulminante e monito, seme pronto ad attecchire nella mente e nel cuore di chi vorrà e saprà intendere, sapendo leggere i vari sensi depositati nella parola il ci fascino, come sempre, è la magia della sua polisemia.